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TUTTI I LIBRI DI 

FERNANDO BASSOLI

& FRANCESCA 

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I RACCONTI DEL 2012

http://www.compraebook.com/565/I-racconti-del-2012

 

 

 

 

IL CUORE OLTRE L'OSTACOLO

http://www.compraebook.com/566/Il-cuore-oltre-lostacolo

 

 

 
 
 
 

 

UNA VITA SBAGLIATA

http://www.compraebook.com/197/Una-vita-sbagliata

 

 

 

ELISIR   (Poesie)

http://www.compraebook.com/187/Elisir

 

 

 

COME CAMMINA UN UOMO 

SENZA GAMBE?

http://www.compraebook.com/189/Come-cammina-un-uomo-senza-gambe

 

 

TRE DONNE

http://www.compraebook.com/190/Tre-donne

 

 


 

RACCONTI SURREALI

http://www.compraebook.com/191/Racconti-surreali

 

 

 

IL VERO VOLTO DELLE DONNE

http://www.compraebook.com/192/Il-vero-volto-delle-donne

 

 

 


COME CAMPA UN UOMO 

SENZA SOLDI?

http://www.compraebook.com/193/Come-campa-un-uomo-senza-soldi

 

 

PROFUMI POSTUMI

http://www.compraebook.com/194/Profumi-postumi

 

 

 

RACCONTI ANARCHICI

http://www.compraebook.com/196/Racconti-anarchici

 

 

 


 Videoletture:

 

 

 
La scelta di Griselda - 1a parte

(cliccare sui video...)
 


La scelta di Griselda - 2a parte

 

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16 ottobre 2012

Varal Spa e una cena tra amici

La famiglia Bassoli ringrazia tutti gli amici ex lavoratori e colleghi dell'azienda VARAL Spa che negli anni '60, '70 e '80 hanno fatto la storia del commercio automobilistico di Latina e provincia e in particolare quanti ieri sera si sono voluti ritrovare intorno a un tavolo a cena per ricordare i vecchi tempi e quindi, in ordine sparso, i vari Schillizzi Luciana Righetti Clara Cristini Claudio Fabian Bruno Marchionni Fausto Genchini Bruno Ridolfi Osvaldo Bassoli Carlo Schiavon Ferruccio Milani Alberto Moro Guerino Venditti Antonio Cassetta Cesare Orsini Erasmo Bergo Antonio Del Fabbro Franco Tommezzoli Bruno Galantucci Roberto Martufi Lucia Loi Pino Bassoli Franco Negri Giovanni Leonardi Fernando Gallinaro Giovanni Luppi Paolo Gobbo Bruno Finotti Gianfranco Pregnolato Giuliano Guizzo Lionello Mandadori Mario Terella Flavio Pacilli Raffaele Zanini Osvaldo Migliucci Sandro Spelda Rosy Carlotto Franco Catalani Fausto Turchetta Giuseppe...

un saluto anche a chi non era presente e un ricordo a chi non c'è più.

Era un'altra epoca, in cui lavorare insieme voleva dire anche essere buoni amici.
Grazie di cuore




permalink | inviato da Genesis81 il 16/10/2012 alle 14:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

6 dicembre 2011

Ecco a voi il nuovo libro di Fernando Bassoli! :-)


Direttamente dal suo blog:


Dopo lunghi anni di lavoro silenzioso è disponibile il mio nuovo libro in formato ebook.



Si intitola Il cuore oltre l'ostacolo e racconta la tragicomica vita di Djalmo Piciarelli alias l'Uomo senza gambe.

Per ogni info contattate Francesca, che ha realizzato la copertina, a questa mail

spazio2999@gmail.com

I giornalisti che vogliono il libro per recensione mi contattino invece qui:  fernandobassoli@virgilio.it


Buona lettura e buon divertimento a tutti

fer





permalink | inviato da Genesis81 il 6/12/2011 alle 21:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

9 maggio 2011

Recensione cinematografica di "Tatanka" a cura di Fernando Bassoli.

Film “Tatanka”


 


Visto "Tatanka" al Giacomini. Di Giuseppe Gagliardi. Con Clemente Russo, vice-campione olimpico che forse avrete visto domenica, ospite di “Quelli che il calcio…”.

Diciamo subito che non è un film sul pugilato, ma sulle sottoculture criminali, sui retroscena, su ciò che non si vede, sul rovescio della medaglia della società non ufficiale, su ciò che non si può/deve dire e soprattutto sulla Camorra, non a caso ispirato a un racconto di Roberto Saviano: “Tatanka scatenato” (da “La bellezza e l'inferno”, chiaro omaggio al famoso film “Toro scatenato”). 
Le atmosfere, per capirci e sintetizzare, sono quelle di Gomorra (il film). 
La "storia in movimento" parte subito forte, con due ragazzi inseguiti dalla polizia dopo una sparatoria, che trovano temporaneo rifugio in una palestra di pugilato.

Qui uno dei due mostra di possedere un destro da k.o., degno del Tyson dei bei tempi, attirando l’attenzione del maestro.
Segue una forte provocazione, che lascia intendere che i metodi di interrogare i sospettati da parte della Polizia possono essere - a volte - troppo duri. Per la scandalosa (inverosimile?) scena della tortura con l'acqua di mare versata in gola al "Rosso" (che muore per sfondamento della trachea e viene fatto trovare in spiaggia per simulare un annegamento) Clemente Russo è stato sospeso dal corpo militare dove presta servizio, ma la pena è stata poi ridotta per meriti sportivi. Una scelta che francamente non capisco: possibile che si confonda ancora la realtà con le fiction? Quali possono essere le responsabilità del singolo attore rispetto alle scelte di autore e regista?
Il primo round di “Tatanka” ha tempi praticamente perfetti, con scene d’azione ben girate e suggestivi dialoghi in dialetto napoletano (con tanto di sottotitoli) che mettono bene a fuoco il saldo rapporto tra due giovani amici, che si trovano a dover crescere in un territorio inquinato, che sembra più una latrina, dove tutto contamina tutti... 
L’incoscienza, l'impulsività tipica dell’età spinge uno dei due: Michele Mucerino, alias Clemente Russo, a suoi agio nei panni di interprete anche grazie a una notevole fisicità, a compiere una scelta sbagliata, che lo porterà a scontare otto anni di carcere... 
Tornato in libertà, Mucerino ha un solo obiettivo: diventare un vero pugile, andare in nazionale prima e alle Olimpiadi poi. Ha capito che non può fare a meno di boxare, che quella è la sua strada. 
E qui cominciano i problemi, perché senza una palestra dove allenarsi bene e senza la giusta guida, diventa necessario andare a cercare dei santi in Paradiso, che spesso sono… diavoli travestiti.

E' infatti la Camorra, che gestisce il mercato delle scommesse clandestine sugli incontri di boxe, a fiutare il business, sostenendo la prima parte della sua carriera. L’atleta è forte, ha colpi micidiali, è un tatanka, cioè un bisonte, ma non possiede ancora una buona tecnica: vince anche perché gli avversari recitano una parte prestabilita, che porta soldi alla Malavita organizzata. Un fiume di denaro, da reinvestire senza sosta, per arricchirsi a dismisura finché il giocattolo non si rompe…
Quando il pugile scopre la verità, quando si ordina che sia lui, per una volta, a perdere apposta, a sorpresa sceglie di ribellarsi nel più plateale dei modi ma, per salvare la pelle, è costretto a fuggire in Germania. 
La seconda parte del film ha un ritmo più serrato: forse succedono troppe cose, finendo per approfondire poco e male alcune interessanti relazioni psicologiche tra i personaggi, come quella tra il boxeur e la sua allenatrice o la proprietaria del ristorante esclusivo che gli dà lavoro.

Una volta tornato a casa, il nostro deve però fare i conti col suo passato difficile... 
Il messaggio dell’opera, che ci fa riflettere sull'importanza di rifiutare certi compromessi, è chiaro: se trovi la forza di dire no alla Camorra forse ti salvi, e perfino qualche camorrista può cambiare idea sulle sue scelte, perché l'esempio trascina. Ma se tutti dicono di sì, non cambierà niente di sicuro. Anche se c’è sempre un prezzo da pagare, vale la pena tentare.


Fernando Bassoli

www.fernandobassoli.ilcannocchiale.it






permalink | inviato da Genesis81 il 9/5/2011 alle 17:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

10 marzo 2011

Il sogno del filologo, recensione di Fernando Bassoli

Libri - Il sogno del filologo - di Bjorn Larsson



Svedese, classe 1953, Bjorn Larsson insegna all’Università di Lund. Ha debuttato nella narrativa nell’ormai lontano 1980, ma ha raggiunto un certo successo solo nel 2000, grazie all’opera “Il cerchio celtico”. Nel racconto, breve ma intenso, “Il sogno del filologo” narra la vicenda di Knut Stenlund (alter ego dell’autore, pare di capire) il quale, dopo avere dedicato l’intera esistenza allo studio di una materia, a un certo punto della sua avventura umana prende coscienza (ma forse trattasi di mera paranoia da superlavoro) che l’importanza della Filologia è destinata a venire significativamente ridimensionata dal mutare di tempi di cinico materialismo, sempre più insensibili alla cultura. Lui, che conosceva a fondo i segreti della fonetica del francese antico, non riesce più a motivare i suoi studenti, a convincerli che quella scienza che permette – ad esempio – di leggere in lingua originale un’opera come la “Canzone di Rolando” possa avere un futuro, un’applicazione in concreto che ripaghi i tanti sacrifici. Il signore degli anelli non sarebbe mai stato scritto se persone come lui non avessero riscoperto testi quali i romanzi di Chrétien de Troyes, spiega Stenlund.

Il personaggio di Larsson è chiaramente un fanatico, un irriducibile convinto che la Filologia sia il piedistallo di riferimento dell’intera organizzazione sociale postmoderna, una sorta di riuscita caricatura di certi “baroni” rinchiusi nel loro comodo castello di privilegi ben retribuiti che tutti conosciamo, ma anche un uomo maledettamente convinto di essere solo (“Nessuno lo ascoltava gridare nel deserto che lo circondava”). La trama, l’idea alla base di questo racconto è più brillante di ciò che può sembrare a prima vista, per come viene poi sviluppata, ma la sensazione del recensore è che la magia del racconto perda non poco nella traduzione italiana, vista una certa povertà espressiva altrimenti inspiegabile (ad esempio, si consideri questa frase piena di ripetizioni: “… chiese la donna guardandolo come nessuna donna lo aveva mai guardato prima, in realtà come nessuno lo aveva mai guardato prima”) anche se va aggiunto che l’essenzialità del linguaggio è un tratto saliente di tutti i prosatori nordici, molto lontani dalle pirotecniche affabulazioni di certi fortunati autori sudamericani. La vicenda ha poi un epilogo imprevisto e paradossale, che rivela il talento di Larsson, con Stenlund impegnato in una ricerca documentale davvero fuori dall’ordinario che lo porta a comprendere che, a volte, il significato più profondo e autentico dello studio non sta tanto nel risultato finale conseguito, più o meno positivo, ma nella ricerca medesima e nella tensione ideale che la ispira. Perché chi trova smette di cercare. Una chiave di lettura pirandelliana, dunque, arricchita dall’immancabile storia d’amore che aggiunge sale alla storia.

Il sogno del filologo, Bjorn Larsson, Illystories

Fernando Bassoli


www.fernandobassoli.ilcannocchiale.it






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7 marzo 2011

Recensione del racconto "Io ti amo", a cura di Fernando Bassoli

Libri - “Io ti amo”, di Vincenzo Cerami

Ha collaborato con diversi registi, tra i quali l’amico Pasolini, Gianni Amelio, Giuseppe Bertolucci, Marco Bellocchio. Ha scritto film di successo come “Il piccolo diavolo”, “Johnny Stecchino”, “Il mostro”, “La vita è bella”, “La tigre e la neve” insieme a Roberto Benigni, ma è anche autore di testi drammaturgici, spesso accompagnati da musiche di Nicola Piovani: Vincenzo Cerami, romano, a 20 anni prese una decisione estrema: lasciare la Facoltà di Fisica per dedicarsi, anima e corpo, alla scrittura. Anche se non deve essere stato facile, oggi possiamo dire che ha fatto bene.

Nel racconto breve “Io ti amo”, pubblicato da Illystories, questo importante autore narra la vicenda assolutamente minimale di Pasquale e Maria, una coppia di napoletani trapiantati a Roma, zona Spinacelo. Col trascorrere impietoso degli anni, si sono progressivamente isolati, rinchiusi in un micromondo alla Raymond Carver, dove ogni oggetto della vita quotidiana, perfino la macchinetta del caffè - diversa dalla “napoletana” di un tempo - può diventare occasione per mettere in moto lo struggente meccanismo del ricordo. Tutto cambia, anche le persone, e i protagonisti di questa vicenda (“Adesso semo de Roma!”) non fanno eccezione.

“Oggi viviamo in un altro amalgama. Prima si camminava più piano, come nella panna.” osserva Pasquale, in un passaggio decisivo e ispirato del dialogo con la consorte.

“Ringraziamo il Signore che camminiamo ancora!” risponde la pragmatica Maria. E lascia intendere le fatiche di un’intera, mai comoda esistenza. La coppia, sedotta dalle tentazioni del consumismo, ha venduto la vecchia, scassata automobile per comprare un televisore nuovo ed efficiente, davanti al quale rimbambirsi a buon mercato…

Pagina dopo pagina, Cerami racconta i retroscena del passato di questa coppia e lo fa a modo suo, grazie a una trama vivace, fatta di tradimenti, complicità solo apparentemente inverosimili e… fantasmi. I due sorseggiano un caffè seduti al tavolo della cucina. Da un lato c’è un uomo che sente il bisogno, nonostante tutto, di dire alla moglie quelle tre paroline magiche che dovrebbero renderla di colpo felice: “Io ti amo”. Ma dall’altra parte sta una donna poco recettiva, che ha sostanzialmente perso la battaglia del matrimonio. Una battaglia senza esclusione di colpi (bassi) che è già molto poter raccontare. L’attenzione del narratore è tutta focalizzata su Pasquale e Maria, con Napoli prima e Roma poi che restano in qualche modo distanti, evanescenti, superflue come miraggi di fronte alla tragicomica, ma tangibile, storia d’amore di due antieroi alla Svevo, al tempo stesso vittime e carnefici di sé stessi, ma anche del proprio coniuge. L’abilità di dialoghista di Cerami è fuori discussione – il mestiere c’è, eccome - , anche se alcuni passaggi di questo libro appaiono troppo bruschi, forse solo a causa della brevità del testo, al ridotto spazio a disposizione.

Vincenzo Cerami, Io ti amo, Illystories

Fernando Bassoli

www.fernandobassoli.ilcannocchiale.it






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2 marzo 2011

Sulla canzone di Vecchioni

Dal blog www.fernandobassoli.ilcannocchiale.it


Non mi piace il messaggio “Questa maledetta notte dovrà pur finire…” poiché sa tanto di fatalismo, di rassegnazione. I giovani dovrebbero invece sentirsi dire dagli adulti che non devono aspettare (qualcosa che probabilmente non arriverà). 
“Questa maledetta notte dovrà pur finire…” sembra una frase de “Il deserto dei tartari”. I giovani hanno, al contrario, bisogno di messaggi che li invitino a scuotersi da un torpore che ha portato la disoccupazione giovanile al 30%. Non bisogna aspettare la fine della notte, ma cominciare a costruirsi un’alba nuova. Da soli.





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26 dicembre 2010

Fare il giornalista nel 2011: un lavoro difficile e in costante evoluzione. Di Fernando Bassoli


 

Fernando Bassoli

www.fernandobassoli.ilcannocchiale.it

Fare il giornalista nel 2011: un lavoro difficile e in costante evoluzione 
 

 

 

Leggo l’editoriale dell’ultimo numero di “Tabloid”, rivista dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia. Lo firma Letizia Gonzales, da poco confermata alla Presidenza dell’Ordine medesimo. Una che, se non altro, ha il merito di parlare chiaro. Il titolo, ahinoi, è tutto un programma: “Tempi difficili per i giornalisti”. Non c’è da stupirsi, dato che conosciamo bene la particolare precarietà di tale categoria. Si sfoglia il giornale e già a pag. 4 ci si fa un’idea della gravità della situazione. Del resto la Gonzales dice il vero. Anzi, forse la situazione è perfino più grave di come ci raccontano le cifre ufficiali. Già, perché nessuno ci viene a dire quanti cominciano l’opera e mollano il sogno a mezza strada, col sogno declassato a velleità, magari quando il mestiere cominci a sentirtelo cucito addosso e la prima cosa che ti viene da fare, quando apri gli occhi la mattina, è correre all’edicola. 




È
 un dramma quotidiano, individuale e silenzioso, che lascia sul campo morti, feriti, gente incazzata con la vita, che si mette contro genitori, fidanzate, figli.

Nessuno, inoltre, ha il coraggio di dire che la scelta di iscriversi a Facoltà come Scienze della comunicazione, Sociologia e affini, può essere sì gratificante sul piano culturale, ma poco spendibile sul mercato del lavoro, una volta terminati gli studi. Al momento di iscriversi all’Università è bene capire quali sono le reali condizioni socioeconomiche della propria famiglia, perché se non hai le spalle coperte, alla lunga rischi di finire sotto il classico ponte, nell’attesa di un lavoro sicuro e redditizio che, in quest’epoca di vacche magre, tarderà ad arrivare per tutti… Questa, purtroppo, è l’amara verità.

 

IL GIORNALISMO E’ CAMBIATO. IN PEGGIO - Non bastassero le evidenti, oggettive difficoltà di collocazione lavorativa, o di semplice riposizionamento, seguono poi quelle legate alla degenerazione del sistema-comunicazione, colpito da un vero e proprio virus.

Argomenta molto bene, il Presidente dell’Ordine, nel passaggio che vi riporto testualmente, dato che non saprei sintetizzarlo meglio: “Assistiamo ogni giorno di più al degrado dell’informazione, allo scempio del privato, all’orgia dei particolari, come ha scritto recentemente Mario Calabresi sulla Stampa, all’utilizzazione dei Media per colpire lo sgradito di turno o il portatore di culture diverse… omissis… Il punto di osservazione dell’Ordine, nell’ambito disciplinare, mette proprio in luce la litigiosità crescente fra opposte fazioni di colleghi che la pensano in modo diverso, dimenticando che il dovere del giornalista è quello di informare obiettivamente, nel modo più completo possibile, il cittadino lettore…”.

Proviamo a tirare le somme. Oggi è perfino superfluo osservare che più fai casino, con ogni mezzo a tua disposizione, tette comprese, più fai audience. Più alzi la voce più ti stanno a sentire (in questo senso i politici non sono secondi a nessuno e spesso ci fanno vergognare di averli votati). Più parolacce dici, meglio è. Frequenti riferimenti a fenomeni di stampo mafioso-camorristico sono graditi, perché Saviano ha inaugurato un nuovo filone che va di moda. E che il sangue scorra a fiumi, perché no? Sangue, sesso e magari pure soldi. Perché è questo che la gente vuole.

 




AVETRANA -
 Il recente caso Scazzi ha portato agli occhi di tutti l’incredibile fenomeno del “turismo morboso”, qualcosa di turpe e insano, che diventerà materia di studio dei criminologi, dei professionisti del male di tutto il mondo. Perché c’era gente disposta, in tempi di crisi, a pagare un viaggio organizzato, con tanto di autobus, per andare a vedere i luoghi dove una ragazzina aveva perso la vita nel fiore degli anni. Magari per scattare foto ricordo. E che dire di quelle ore di diretta televisiva, modello Grande Fratello, ore piene di utili idioti, impegnati a costruire teorie sulle improbabili sabbie del possibile, perché solo chi stava indagando sul campo poteva davvero conoscere i dettagli del quadro che i Soloni di turno cercavano di immaginare, senza peraltro mai convincere?

 

UNO STILE AGGRESSIVO - Vanno poi benissimo i programmi che, più che dare spazio alle opinioni altrui, incalzano l’intervistato ai limiti della provocazione volontaria e lo considerano più oggetto che persona. Pensiamo al successo de “Le Iene” oppure di una trasmissione semiseria come “La Zanzara” condotta dallo stralunato Giuseppe Cruciani su Radio24. Piace al punto da essere replicata la notte, dopo la consueta edizione serale. “Striscia la notizia”, insomma, ha fatto scuola: il pubblico cercava e cerca ancora un nuovo modo di interpretare il complesso fenomeno dei mezzi di comunicazione di massa.

Non resta che arrenderci. E prendere atto che il modo di informare è totalmente cambiato, ma tale mutamento si è allineato al laicismo di tempi estremamente frenetici, dove chiunque cerca uno spazio suo e solo suo, per affermare la propria personalità (con relativi benefici economici o comunque di visibilità/prestigio).

Ci mancano, in modo clamoroso, personaggi di spessore indiscusso: il grande Indro Montanelli o un inappuntabile come Enzo Biagi. Per non parlare di veri artisti della penna come Dino Buzzati. Quelli che sono venuti dopo danno costantemente l’idea di seguire un carro, schierarsi, tifare, tirare acqua ad un solo mulino che spesso è quello dell’editore. E allora l’obiettività dell’informazione dove va a finire? A cosa serve l’Ordine dei giornalisti, viene da chiedersi, se nei fatti ognuno dispone di ampia discrezionalità e autonomia nel posizionare il proprio prodotto-programma-media, nell’orientarlo verso i lidi più assolati, magari facendosi pure dei nemici, che alla fin fine contribuiscono ad alzare quel polverone che crea dibattito, con repliche piccate?

Quella caciara gonfia le vele dell’Auditel che, viene da pensare, deve essere diventato una sorta di simbolo fallico nella testa di editori e sponsor.

Perché non conta cosa hai fatto, ma quanta gente ti ha guardato.

Se dici-scrivi stronzate ma il pubblico ti segue, forse perché – conoscendoti - questo si aspetta da te, va bene uguale, anzi benissimo.

Se invece fai comunicazione corretta e completa, ma lo share resta moscio, ti chiudono il programma. O te lo traslano altrove, come accade su Mediaset, dove capita che un telefilm cominci su Italia 1 per poi proseguire, per le puntate successive, su La5, per fare spazio a programmi più appetibili. 

 




RITMI DI LAVORO FOLLI –
 La Gonzales conclude bene il suo pezzo affermando-denunciando che “la frenesia della vita quotidiana, che si ripercuote nel mestiere con l’ansia del dover essere sempre sulla notizia e sullo scoop che l’accompagna, determinando spesso l’impossibilità della verifica delle fonti e l’uso indiscriminato della divinità Internet, ha prodotto una serie di mirabolanti giornalismi che puntano sul protagonismo, sull’informazione-spettacolo…”.

Ecco, il problema sta tutto in questa evidente contraddizione: l’informazione non dovrebbe mai essere una sorta di spettacolo e viceversa. Perché in questo modo il ricevente del messaggio, sia esso lettore, telespettatore, radioascoltatore, navigatore del web, non è in grado di cogliere con chiarezza il confine tra la verità e la sua deformazione, magari satirica.

 

NUOVE INTERPRETAZIONI - Quando il grande sociologo canadese Marshall McLuhan disse che “Il mezzo è il messaggio” forse non aveva capito che il cambiamento costante e radicale delle tecnologie avrebbe finito per stravolgere il concetto stesso di massmedia sul quale ragionava lui, rivoluzionandolo.

Oggi il fine giustifica il media. E allora proviamo a rovesciare la prospettiva e domandiamoci: e se non avessimo capito niente? Se il vero massmedia fosse il pubblico a casa? Se i mezzi di comunicazione fossero solo il diffusore-moltiplicatore di quello che la gente si aspetta di sentire-vedere? Personalmente battezzerei questa mia tesi “teoria del pubblico imperante”, cioè del pubblico che predetermina quanto viene poi detto dai comunicatori di professione a commento di un singolo fatto.

 

FONTI POCO ATTENDIBILI - C’è poi il problema dei problemi, richiamato anche dalla Gonzales: Internet. Il Moloch dei nostri giorni. Chi può sapere quanto è attendibile ciascun sito e perfino ciascun utente?

Se una notizia è sbagliata con chi te la devi prendere?

Perché alcuni siti spariscono nel nulla da un giorno all’altro senza spiegazioni?

Nella mia città, Latina, negli ultimi anni sono scomparsi ben tre website molto frequentati: Ciaolatina.it, Chatlatina.it e Latinatifosi.com. Nessuno sa spiegare perché. È normale? Non mi sembra. Ma c’è di peggio.

Prendiamo Wikipedia. Il suo successo è noto: i giovani consultano con disinvoltura l’enciclopedia virtuale fai da te, ma, alla resa dei conti, che garanzie di veridicità offre?

Su Wikipedia alcune informazioni che risultano online oggi si rivelano sbagliate domani, vengono modificate dopodomani e magari scompaiono successivamente.

E allora che senso ha utilizzare questo sito per documentarsi? Un senso effimero, provvisorio, evanescente. Come la condizione dell’operatore dell’informazione dei nostri giorni.

Si naviga a vista, sperando nel buon Dio e in un 2011 migliore.


 




permalink | inviato da Genesis81 il 26/12/2010 alle 14:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

15 dicembre 2010

Il 1977 ai giorni nostri: the day after, di Fernando Bassoli

 

Il 1977 ai giorni nostri: the day after 
 

 Dico subito che ai manifestanti va tutta la mia solidarietà.
Hanno fatto bene. Loro tra 30 anni potranno dire: mi sono beccato una condanna, ma almeno ci ho provato, a dare una scossa. Perché questa scossa c'è stata, chiara e forte, nelle coscienze di tutti noi.
E' arrivato un segnale preciso e importante.
Questi giovani hanno probabilmente preso esempio dai loro coetanei francesi, cominciano a prendere atto di essere una classe di carne destinata al macello. Cominciano ad organizzarsi, magari sbagliando, magari eccedendo. Si spera possano lentamente evolvere in qualcosa d'importante e finalmente costruttivo. Si spera possano trovare una guida.
Ma questa volta non li hanno lasciati fare, ai padroni del vapore, non sono rimasti davanti la tv, erano lì, per le strade della vita vera, nei sentieri della storia.

Qualche mese fa proprio qui avevo scritto che avremmo avuto un autunno caldissimo (o un inverno, non ricordo) e così è stato.

Anche queste azioni estreme e criminose fanno, purtroppo, da sempre, parte della dialettica politica. Non possono meravigliarci.

Dispiace ovviamente per i rappresentanti delle forze dell'ordine (nei filmati li vediamo male organizzati, in difficoltà davanti a poche decine di ragazzini) che prendono sassate che in realtà non sono dirette a loro ma alle teste di cazzo che ci comandano. Dispiace, dicevo, ma ci sono pure tantissime altre cose, di questo Paese che ci dispiacciono. Ad esempio ci dispiace essere vittime dell'usura bancaria, oppure dover aspettare anni per avere una visita specialistica in una struttura pubblica, o viaggiare su treni di 30 anni fa in balia degli eventi, o beccare multe di centinaia di euro che servono solo a fare cassa e non a educare chi guida. Dispiace aprire un negozio e dover pagare il pizzo perché lo Stato non riesce a debellare la mafia, come se di questa mafia non si conoscesse nome, cognome e indirizzo. E tantissime altre cose.

Fernando Bassoli

www.fernandobassoli.ilcannocchiale.it




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27 novembre 2010

E se l'euro andasse in pensione?

 

 

tratto da www.fernandobassoli.ilcannocchiale.it

 

Economia: non se ne può più. Torniamo alla lira? 

Ho sempre avuto un istintivo rispetto per la figura di Giorgio Napolitano, un Presidente della Repubblica preparato e serio, credibile, tra i migliori di sempre, che sta interpretando il delicato ruolo di figura di garanziaistituzionale che occupa senza dimenticare di fare sentire la propria voce/personalità, quando serve. 

 



Ieri ha confermato la mia opinione, mostrando di meritare la fiducia che gli accordo. 

Durante l’inaugurazione dell’undicesimo Forum di dialogo Italia-Spagna, ha avuto il coraggio di affrontare un tema estremamente delicato, scomodo ma attuale, che in questi caldi giorni di proteste di piazza toglie il sonno a tutti noi (economisti in testa): l’Europa e la preoccupante crisi finanziaria che sta faticosamente attraversando. Una crisi che, è inutile negarlo, ci sta rendendo tutti più poveri e inermi. E, last but not least, delusi. 

Già, perché dall’Europa unita in generale, e dalla moneta unica in particolare, ci aspettavamo grandi novità positive, mentre fino a questo momento mi pare di poter dire che ce la siamo presa tutti allegramente in quel posto dove non batte il sole.

 

Difficile fare una graduatoria delle conseguenze negative della crisi(annamo bene – NdF). Ma la peggiore è che oggi sono messi in forse i valori e le principali fondamenta del processo di integrazione europeo. Non dobbiamo nasconderci la gravità dei segnali. Sono messe in questione la moneta unica, il metodo comunitario, e lo stesso principio di solidarieta.’’ ha detto il Presidente.

 

Parole importanti, di buon senso, di un uomo - e non solo di un politico - che va dentro i problemi e non vuole nascondere il capo sotto la sabbia, per tirare a campare. Ma nelle sue riflessioni possono riconoscersi i dubbi, i tormenti di molti di noi, che cominciano a interrogarsi su molte questioni inerenti la tanto decantata Europa unita che, alla resa dei conti, si è mostrata una realtà profondamente diversa da quella che avevamo immaginato. O forse dovrei dire, più semplicemente, sognato. Fragile, precaria, inadeguata, evanescente, scoordinata. Un mezzo bluff.

 

La realtà dell’Europa di fine 2010 è infatti dura, molto dura, ed è inutile nascondere che i problemi vanno ben oltre la drammatica crisi finanziaria esplosa in questi giorni in un Paese pure civilissimo quale l’Irlanda(nazione peraltro nota anche per la sua attenzione/sensibilità per la cultura con la c maiuscola). Una crisi finanziaria dagli sviluppi attualmente non prevedibili...

 

Personalmente non comprendo perché bisogna continuare a raccontare bugie alla gente, senza mai affrontare certi tasti dolenti. 

Senza fare della facile demagogia, oggi più che mai torna attuale, comeextrema ratio, l’ipotesi di tornare allo status quo ante: alla cara, vecchiaLira. 

Altrimenti qualcuno deve spiegarmi quali sono i vantaggi reali dell’Eurosulla nostra vita REALE. Io sarò forse scemo, ma non li ho ancora capiti. Se potete aiutarmi a comprendere, ve ne sarò grato.


 


Fernando Bassoli




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26 novembre 2010

La resa dei conti. Berlusconi verso la battaglia finale. (Fernando Bassoli)

La resa dei conti. Berlusconi verso la battaglia finale 
 

 

"Se Berlusconi decidesse di prolungare la sua agonia con una finta fiducia sarebbe un disastro per il Paese". 
Sono parole di Massimo D'Alema, il quale fa il suo compitino di gettare benzina sul fuoco dell'avversario politico. Ma oggi parlare è facile, troppo. 



Forse il vero disastro italiano è invece determinato dall'inesistente: cioè dall'inconsistenza di una classe dirigente di centrosinistra davvero all'altezza di tempi mutevoli, di difficile lettura anche per il sociologo più raffinato e navigato.

Mentre Bersani pubblica in Rete i voti di laurea... degli anni '70... come se questi avessero ancora una valenza concreta e non fossero solo vaghi ricordi di meriti obiettivi, ma anche figli di storie troppo lontane, i giovani del 2010, sempre più diseredati, fanno i conti ogni giorno col nemico pubblico numero uno: la precarietà del lavoro, l'impossibilità di costruirsi una famiglia su basi ragionevoli; ma anche con la frustrazione di vedere umiliati tutti gli sforzi compiuti per prendere magari gli stessi voti di un Bersani 40 anni fa, con la differenza, non di poco conto, che oggi quegli stessi voti valgono infinitamente meno, perché non sono spendibili senza decisivi calci in culo derivanti da rendite di posizione socio-economicheche nascono da parentele e rapporti clientelari di varia natura (qui sto davvero scoperendo l'acqua calda).



Complimenti, governanti di tutti i colori: è davvero "rassicurante" continuare a toccare con mano la vostra distanza dai problemi reali... Siamo messi proprio bene...

Attenzione però a non scivolare sulla classica buccia di banana. Io, ad esempio, non sono affatto sicuro che l'inverno berlusconiano postforzitaliota sia ai titoli di coda. A Palazzo Madama, infatti, da qualche giorno circola questa battuta che dà da pensare: "Il 14 dicembre anche molti uomini resteranno a casa con il ciclo mestruale..." (Finiani? Centristi? Uomini del PD? - ndF).

Chi può essere sicuro, oggi, che il Berlusca abbia bisogno di 316 voti per ottenere la (di)sperata fiducia?



Anche se spera di vivere 120 anni, e io umanamente glielo auguro, sono certo che il 74enne Presidente sappia benissimo che il tempo POLITICO a disposizione è ormai agli sgoccioli. 

Essendo, bisogna riconoscerlo, un vero e proprio combattente - che ha sempre utilizzato la spregiudicatezza che è fisiologica dei combattenti - se le giocherà proprio tutte, le ultime carte a disposizione.



Bersaglio dei media di tutto il mondo, lasciato dalla moglie, tradito politicamente dall'ex alleato Fini, messo all'indice dalla Chiesa per i suoi costumi disinvolti, sfiduciato dagli studenti di mezza Italia, a questo puntoSilvio Berlusconi non ha nulla da perdere. E così ci proverà. Ad esempio lanciando l'idea di una mobilitazione di piazza, che dovrebbe svolgersi l'11 o il 12 dicembre, che gli servirà a mostrare al Paese che ha ancora molta gente pronta a sbattersi per lui.

E' in queste due decisive settimane che potremo valutare di che pasta è fatta la gente che guida l'opposizione. Se daranno modo all'avversario di riorganizzarsi, avremo conferma della loro inadeguatezza politica, che dovrebbe consigliare l'azzeramento dei vertici. E il conseguente ricambio generazionale che tanti elettori invocano da tempo.

E intanto l'Italia va in malora...

 


 

Fernando Bassoli




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26 novembre 2010

Libri, poeti, poesie, Elisir. Di Fernando Bassoli

Da www.fernandobassoli.ilcannocchiale.it

 

Libri, poeti, poesie, Elisir 
 

 

Nei giorni scorsi Raffaella Pane, della redazione romana dell’editoreGiulio Perrone, mi ha gentilmente informato dell’inserimento di un mio testo poetico nella nuova antologia titolata "Mentre un'altra pagina si volta. Poesie per un anno" in uscita a dicembre per i tipi di Perrone LAB: www.perronelab.it. 

 

Il volume sarà presentato giovedì 16 dicembre ore 19:00 presso il localeBeba do Samba (via Dei Messapi, 8, San Lorenzo - Roma) con ingresso libero. In questo locale si tenne, qualche anno fa, una rappresentazione teatrale tratta dal mio libro "Come campa un uomo senza soldi?".

 

Il relativo reading sarà a cura dell'attrice e cantante, Silvia Bilotti. 

 




(A. Rimbaud)

Devo dirvi che fa davvero piacere vedere riconosciuta la serietà del proprio impegno. Perché fare poesia, o almeno provarci, in questa società che va sempre di fretta, dove sembra non esserci più tempo/spazio per gli indispensabili approfondimenti che caratterizzano in modo fisiologico qualsiasi attività umana, e dunque anche quelle artistico-culturali, non è certo un’operazione delle più semplici. 

Ciononostante, ci provano un po’ tutti. E’ giusto, è sbagliato? Non so dirvelo. So solo che ognuno di noi ha dentro un po’ di poesia e forse è davvero opportuno lasciarla venire fuori, nel modo più puro e autentico, senza doversi per forza sentire in corsa per il premio nobel, come purtroppo molti fessacchiotti imbratta-fogli ingenuamente fanno, specie quando si trovano all’inizio della loro improbabile “carriera”.

 

Quel che oggi conta, per me, è che questa ulteriore pubblicazione-riconoscimento avalla il lavoro svolto durante il decennio estremamente complesso (1998-2008) sia a livello meramente personale che sociale, in cui ho prodotto le liriche poi riunite nel libro-silloge che ho scelto di chiamare “Elisir” che trovate disponibile a soli 2 Euro nel sito di Compraebook. 

http://www.compraebook.it/187/Elisir.html

Se volete aiutare un autore contemporaneo a crescere poco a poco, date un’occhiata. 
“Elisir” comprende poesie che ho scritto in un periodo che in un certo senso mi manca, in cui ho avuto tempo e modo di dedicarmi con costanza e metodo (almeno spero) alla Letteratura, mia unica vera passione, per mettere sul foglio certe immagini interiori che mi sono sempre portato dentro, forse da quando, bambino, mia madre mi leggeva le poesie del Pascoli.

 



(C. Baudelaire)

C’è tanto della mia esperienza umana in questo libro, tanto o forse poco – perché la poesia è cosa lieve, che sfugge ad una comprensione completa -, anche se poi certi dolori privati o certi sogni d’amore o certi deliri della fantasia resteranno per sempre qualcosa di troppo personale, per poter essere davvero condiviso/rappresentato/sintetizzato sotto forma di una parola che raggiunga il cuore di tutti per riscaldarlo. La parola, dunque, al centro di ogni ragionamento. Che è, sempre, forma e contenuto allo stesso tempo, sintesi di un eterno mistero, che, forse, è nato la prima volta che, probabilmente senza saperlo, qualcuno ha cercato di scrivere qualcosa che valesse la pena lasciare ai propri discendenti, ai lettori di un futuro prossimo o lontano. Per tenere viva la speranza che comunicare emozioniserva veramente ad avviare un processo di evoluzione culturale che migliori, di riflesso, nei fatti e non solo nelle intenzioni, la vita su questo pianeta percorso dalle infinite tensioni del Male. Un Male che questo Elisir cerca di tenere lontano.

http://www.compraebook.it/187/Elisir.html



(G. Pascoli)

 

Fernando Bassoli




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25 novembre 2010

Diario di un autore che tenta un primo bilancio, di Fernando Bassoli

 

 
Ne sono successe di cose, da quando, fresco di laurea, girovagavo per Roma - la città che più di tutte mi avrebbe ispirato -, alle prese con le cento trappole del mondo del lavoro.

Quanti chilometri avrò percorso? Quante suole di scarpe bruciate? A quante porte avrò bussato? A 27 anni tutto mi pareva possibile, ma non capivo di vivere in un Paese di raccomandati.

Dopo tante ricerche, però, un bel giorno - magicamente - qualcosa ho trovato: ben due collaborazioni in un colpo solo, rispondendo a un annuncio in mostra su un cartellone davanti l'edicola di Piazza della Repubblica. Col settimanale telematico modenese Stradanove.net e col mensile romano Mediajob, diretto da Mario Adinolfi. Ma il mio vero "ufficio" è sempre stata la Feltrinelli, poi sostituita dalla più comoda e spaziosa Melbooks Store di via Nazionale.

E' frequentando le librerie romane che trovai una preziosa collaborazione con la rivista letteraria "Orizzonti", dove per anni ho pubblicato monografie su autori italiani del '900. E scusate se è poco.

Vivere a Latina, per chi voleva dedicarsi anima e corpo alla scrittura/letteratura, non era certo operazione semplice. Ma io ho buttato il cuore oltre l'ostacolo, rinunciando a tante cose. Stringendo i denti e la cintura. Poi, grazie alla novità/rivoluzione di Internet, ho potuto continuare a coltivare il mio sogno romantico: pubblicare le mie opere. E lottare ogni giorno per riuscirci.

Se grazie alla collaborazione con "Orizzonti", ho visto pubblicato "Come cammina un uomo senza gambe?", se grazie a Stradanove ho conosciuto Gordiano Lupi, che mi ha pubblicato "Il vero volto delle donne" (Edizioni il Foglio), è stato tramite i contatti via web (la poetessa Sandra Cervone di Gaeta, instancabile promotrice di eventi culturali) che sono stato segnalato all'editore romano Giulio Perrone, il quale cercava voci nuove per le sue collane e ha editato "Come campa un uomo senza soldi?".

Sono seguite tante cose, troppe per essere raccontate tutte insieme: recensioni, interviste, presentazioni, partecipazioni ad antologie.

Ma siccome chi si ferma è perduto, eccomi a sondare ancora una volta le infinite possibilità del web, attraverso la grande novità degli ebook, cioè i libri elettronici. Grazie ad amici come Nadia Turriziani, altra autrice di Latina che trovate in questo sito, ho scoperto Compraebook.it e ho potuto pubblicare ben nove opere, per ora, una delle quali scritta a quattro mani con la giovane autrice sarda Francesca Lulleri ("Racconti anarchici") conosciuta attraverso la costante frequentazione del Forum letterario Anonimascrittori.it.

Oltre ai quattro libri già citati, in questo bel sito:www.compraebook.it potete trovare "Elisir" (poesie), "Tre donne",Racconti surreali", "Profumi postumi", "Una vita sbagliata".

Se vi fa piacere, date un'occhiata e fatemi sapere se vi sono piaciuti o meno. Vi lascio la mia email: fernandobassoli@virgilio.it e l'indirizzo del mio blog: www.fernandobassoli.ilcannocchiale.it.

Ciao!

 

Tratto da www.fernandobassoli.ilcannocchiale.it




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23 novembre 2010

Quando si dice che in Italia tutto va male...


 

 

A rischio 128 comuni italiani per la presenza di arsenico nell'acqua.

Non si finisce di apprendere una cattiva notizia che subito, istantaneamente, ne arriva una peggiore... inutile fare finta di niente... tutto in Italia sta andando a rotoli...

Vi posto a riguardo questo articolo preso dal blog dello scrittore Fernando Bassoli www.fernandobassoli.ilcannocchiale.it
 

 

Rubinetti all'arsenico. E noi paghiamo... 

Apprendere che l’acqua del tuo rubinetto, quella che usi per fare la pasta, il caffè, per lavarti, quella che molti bevono, magari per risparmiare qualche euro di minerale, potrebbe essere non potabile non è certo il modo migliore per cominciare la giornata. Eppure potrebbe essere così.

In un mondo in cui tutto sembra essere irrimediabilmente inquinato, insidiato da cumuli di immondizia – vedi la Napoli di questi giorni – ti rendi veramente conto di quali e quante siano le responsabilità dell’uomo, che ha usato violenza alla natura distruggendo, poco a poco, questo pianeta che, in fondo, con un po’ di buona volontà, poteva davvero essere un Paradiso terrestre.

Da oggi, ogni volta che aprirò il rubinetto, avrò dubbi e tentennamenti, magari lo spazzolino mi tremolerà in mano, mentre lo faccio scorrere sui denti, convinto di pulirli e non di avvelenarli con l’arsenico. Personalmente non credo che questa storia sia grave come la presentano oggi giornali e siti web. Ma potrebbe davvero diventarlo senza un’adeguata attività di monitoraggio e prevenzione. Perché è evidente che l’acqua è il bene più prezioso del nostro delicato futuro. Ma l’uomo, preso a correre dietro speculazioni edilizie e ecomafie di ogni genere se ne era dimenticato. 
Si cerca ora, tardivamente, di correre ai ripari, con esiti incerti. Ma quello che è certo è che per noi utenti – che peraltro paghiamo profumatamente l'acqua, e un giorno qualcuno dovrà spiegarci perché – dei Comuni colpiti dall’allarme arsenico, cioè quelli dei Castelli romani e della provincia diLatina, il rapporto con l’acqua del rubinetto di casa non sarà più come prima.




E viene pure da pensare che forse bisognerebbe chiedere un risarcimento agli organi competenti, nel caso fosse dimostrato che l’acqua è di fatto avvelenata...

Fernando Bassoli

 




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21 novembre 2010

L'ordine dei giornalisti e il suo futuro, di Fernando Bassoli

 Davvero importante mi è parsa l’intervista rilasciata dal Ministro Frattini a Paola Setti. Frattini ha ricordato che l’ordine giornalisti è una creatura di un certo Benito Mussolini, fondato nel 1925 e regolato successivamente per legge nell’ormai lontano 1963. Quel che è fondamentale capire è che tale organismo esiste solo in Italia e Portogallo. Anche qui fu istituito da una dittatura (sarà un caso?).

 Il Ministro dice testualmente che l’ordine “è una corporazione, il che configge con la libertà (scusate se è poco – ndF) , l’indipendenza e la trasparenza che devono caratterizzare il mestiere di giornalista”. Aggiunge che esso deve venire sostituito da un semplice albo, che dica chi lavora e dove. Una sorta di mappatura.

 Non dimentichiamo che nel 1997 andammo a votare per il referendum abrogativo dell’ordine, che però non raggiunse l’indispensabile quorum. Va aggiunto che il 65% dei votanti optò per l’abrogazione.

 Che fare? Frattini spiega che è stata istituita una commissione di esperti che dovranno studiare e definire un testo di legge per cassarlo una volta per tutte. Per tutelare i diritti dei giornalisti, di coloro cioè che intendono esercitare – o provare a farlo – una professione affascinante, ma anche legata a lunghi periodi di precariato sottopagato, bastano infatti i sindacati e la giustizia ordinaria. E scusate se è poco.

 Personalmente, dopo 10 anni di collaborazioni con diverse Testate e siti e blog, sono assolutamente d’accordo e sostengo pienamente il progetto che non farebbe altro che adeguare l’Italia al resto d’Europa e all’America.

 Essere giornalisti, nel 2010, significa proprio essere liberi e indipendenti, non manipolabili. Dire e scrivere SEMPRE ciò che si pensa con la testa e si sente nel cuore. Mi auguro che questo blog, che curo da anni con amore e passione, dai tempi in cui avevo l’onore di firmare una rubrica fissa sulla comunicazione sul mensile “Mediajob” diretto da Mario Adinolfi, sia un valido esempio di tutto questo. Magari non sarò impeccabile, amici lettori, ma almeno non sono il servo sciocco di nessuno.

tratto da www.fernandobassoli.ilcannocchiale.it

 

 




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19 novembre 2010

Sulla tecnica comunicativa rozza e banale della Lega

  La strategia comunicativo-politica o, se preferite, la politica di comunicazione degli esponenti della Lega è ormai ben nota e francamente ha pure un po’ stufato. Eppure ci cascano ancora tutti.

Prima la sparano grossa “Querelo Saviano!”, “Bisogna fucilare gli sciacalli sul posto!”, “Sono porci questi romani!” e attirano l’attenzione dei fessi lettori o teleguardoni che poi saremmo noi.

In seguito, dopo essersi assicurati titoloni e ospitate varie, puntuale arriva il ridimensionamento. Il dietro-front.
“Era un provocazione…”, stavamo a scherzà, eeeeeeee come vi incazzate facile, annamo a magnà insieme (è successo a Roma tra Bossi e Alemanno, forse lo ricorderete) e tutto si dimentica, finisce all’italiana, tra sorrisi e pacche sulle spalle. A tarallucci e vino.

Una tecnica rozza, elementare. Che purtroppo funziona, perché oggi i media non hanno filtri: si pubblica ciò che fa audience, che la gente non si aspetta, più lo strafalcione che la notizia, più il pettegolezzo sui personaggi che l’analisi critica di quanto accaduto, magari con verifiche superficiali. Sono anni che i leghisti prosperano su queste vicende, che li hanno visti essere così attenti alla comunicazione fino a fondare un loro quotidiano ("La Padania").

Bossi è stato, in un certo senso, un buon maestro, anzi ottimo, e gli altri si sono adeguati per salire sul carr… occio del vincitore. Spinto dai giornalisti/pirla.

Ai piedi del carro, noi cittadini, esausti, sconfitti, più stremati che sdegnati. Vittime di massmedia che puntano solo a vendite di massa, a tenere a debita distanza la concorrenza e, in fin dei conti, a far quadrare il bilancio del loro editore.

A rimetterci è l’inconscio collettivo di un Paese che è costretto a portarsi appresso troppi scheletri e pessimi esempi di vita da parte di persone di potere sicuramente furbe, ma che calpestano ogni giorno regole e consuetudini pur di porsi al centro di un teatro mediatico che amano occupare da anni, per accrescere popolarità, consensi, voti.

Tratto da www.fernandobassoli.ilcannocchiale.it




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19 novembre 2010

Il governo nella terra di nessuno, di Fernando Bassoli

 

 Il caos intorno al governo aumenta. Non ci si capisce 'na mazza. Tutti con l'orecchio pronto a intercettare l'ultim'ora. Fini traccheggia, forse troppo. Forse non sa neanche lui cosa conviene fare, perché in fondo sa bene di non potersi spingere troppo a sinistra (gli elettori lo scaricherebbero per motivi ideologici). 

Quel che è certo è che il muro contro muro è solo un ricordo. E comunque il tradimento politico è consumato. A tempo debito i berluscones presenteranno il conto, statene certi. Ma allora che succede? Tutto è rimandato al 14 dicembre, perché il Berlusca dice ostinatamente “O fiducia o elezioni”. Tertium non datur.

Bossi sembra avere le idee più chiare e restare - una volta tanto - coi piedoni per terra, nell’osservare che “con un paio di voti di vantaggio il governo non va da nessuna parte”. Come dargli torto?

 

Insomma è gran casino in parlamento. Pare il centrocampo dell'Italia di Prandelli. Dagli esiti poco chiari. Nelle prossime settimane ne vedremo di tutti i colori, come già la lite Mussolini vs Carfagna di ieri lascia intendere. E che ci sia un Bocchino di mezzo pare un segno del destino.

L’opposizione conferma però tutta la sua impalpabilità. Bersani non era l’uomo giusto al posto giusto, e si vede, perché a questo punto basterebbe davvero poco per fare scivolare un uomo che, paradossalmente, con questa legge elettorale sbagliata rischia, in caso di nuove elezioni, di restare sostanzialmente dove si trova.

Se il mondo ride di noi, non possiamo fare altrettanto. Perché questa crisi è davvero più complessa di quel che sembra e sarà studiata dai costituzionalisti per anni.

tratto da: www.fernandobassoli.ilcannocchiale.it

 

 

 




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19 novembre 2010

Sulla finanziaria

 

Finanziaria e disastri collegati in vista 
 

 Secondo la Finanziaria, saranno effettivamente distribuiti solo 100milioni degli incassi fiscali relativi al 5 x 1000 e destinati (in teoria) alle associazioni no-profit. Il resto finirà nelle asfittiche casse statali.

E’ il classico segno dei tempi. Una sequela di governi incapaci di incidere positivamente sul Welfare hanno determinato una mostruosità degna di certi regimi ben lontani dai principi che regolano (dovrebbero farlo) la nostra Costituzione, che resta, a parer mio, tra le poche cose da salvare di un Paese che, se fosse una squadra di calcio, potrebbe definirsi senza gioco né idee. Una squadra in cui l’unica soluzione "tecnica" potrebbe essere cambio dell’allenatore, come sempre accade.

 

Le conseguenze di tale infausto provvedimento (ma di cosa possiamo ancora meravigliarci?) sono ben chiare. Molte associazioni noprofit saranno costrette a chiudere oppure a ridimensionare drasticamente le proprie attività. Ma questo tipo di contrazione dei finanziamenti solidaristici avrà riflessi anche simbolici disastrosi.

 

Mettiamoci, ad esempio, nei panni di quanti hanno lavorato per anni a nobili e utili progetti di solidarietà, che improvvisamente vedranno chiudersi gli indispensabili rubinetti economici in grado di tenere in vita il loro particolare modus operandi. 

Ma questo non sembra interessare troppo ai nostri governanti.

Poi si meravigliano che la gente se ne va dall'Italia...

 

Fernando Bassoli

 

Tratto da www.fernandobassoli.ilcannocchiale.it




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5 novembre 2010

Alcune riflessioni di un grande scrittore contemporaneo

 

 

 Vi posto una bellissima riflessione dello scrittore Fernando Bassoli sul senso della letteratura postuma e, sotto di essa, un pensiero espresso dallo stesso a seguito di una discussione di natura politica. Per farvi capire quanto è grande questo scrittore-artista da ogni punto di vista ci si accosti a lui. Non mi stancherò mai di dire quanto lo stimi e lo ammiri e quanto, a ogni suo scritto o pensiero, io sia cresciuta un po' di più...

Grazie Fer

 

 

"Io penso che quello che scriviamo sia il frutto di ogni esperienza vissuta, metabolizzata, rimeditata, filtrata dagli anni che passano, dai tempi che mutano, dalle novità del progresso.
Per questo, forse, è giusto e in un certo senso inevitabile che la critica e/o il pubblico - quindi anche gli editori, a maggior ragione - siano fortemente interessati ad ogni sfumatura esistenziale di quanti si sono presi la briga e l'onere di tramandare ai posteri il proprio vissuto che è poi la risultanza di un'epoca, di un clima culturale e politico. Probabilmente non è giusto, ma va aggiunto che il pettegolezzo, chiamiamolo così, fa parte della realtà quotidiana.
Chi è senza peccato...

Rassegnatevi."

 

 

"No...parlare è sempre utile come pure incazzarsi e non smettere di farlo.Viviamo in un paese di merda, non stanchiamoci di ribadirlo in un momento del genere.
Vi ricordo che le parole sono pietre che possono essere molto più pesanti di una riproduzione del duomo.
Posso fare molti più danni con le parole che battendo le mani all'opportunista di turno."

 

Eh, ci fossero più persone come lui...

 

 




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26 settembre 2010

No alla vivisezione

 

Dal blog di Fernando Bassoli

www.fernandobassoli.ilcannocchiale.it


Ancora sulla vivisezione

Ma voi credete che le case farmaceutiche guadagnino sui farmaci antitumorali? Il vero business sono quei cazzo di cosmetici. Già, perché le rughe e tutti gli inestetismi dell'età toccano a tutti, ma proprio a tutti.

Altrove Sandra Petrignani mi segnalava un racconto di Curzio Malaparte che credo faccia parte del libro "La pelle", che non ho letto, dove, se ho ben capito, un cane veniva vivisezionato previo taglio delle corde vocali.

Gridava disperato, ma per i vivisezionatori l'importante era che la sua "voce" non si sentisse. Il suo silenzio gli metteva a posto la coscienza.

Raga', parlamose chiaro: la vivisezione serve soprattutto per farci i soldi, non per salvare le vite umane. Poi ci sono delle eccezioni, ma sono casi limite che ci sono sempre. Ma di una cosa sono arcisicuro: se vi capiterà di approfondire il tema vivisezione, di saperne di più, vi vergognerete di appartenere al genere umano. Per me è stato così. Gli animali sottoposti a vivisezione vengono torturati, punto. 


12 settembre 2010

Contro la Direttiva Ue che approva la vivisezione sugli animali randagi

Da www.fernandobassoli.ilcannocchiale.it


L’Europa apre alla vivisezione sugli animali “vaganti”
 

 
Mi sono sempre proposto di essere equilibrato, quando scrivo. Non solo per una forma di rispetto nei confronti dei lettori, ma anche per le leggi vigenti. A volte, però, il legislatore, nazionale e/o europeo sembra proprio mettersi d’impegno per fare vacillare le nostre convinzioni.

È il caso di una Direttiva Ue approvata nei giorni scorsi, che prevede che gli animali "vaganti", cioè randagi, possano essere utilizzati (è il caso di usare questo verbo, dato che vengono quasi considerati degli oggetti) per la sperimentazione, “se non è possibile raggiungere altrimenti lo scopo della procedura di ricerca”.

40 eurodeputati hanno abbandonato l'aula in segno di protesta, mentre le associazioni animaliste di tutto il mondo sono mobilitate per spiegare alla pubblica opinione le conseguenze di tale scelta.

Di fronte a questi provvedimenti viene da domandarsi a cosa serve inasprire le pene a carico di quanti maltrattano – o addirittura uccidono - animali propri o altrui, come previsto dal nostro codice penale, se poi si aprono “finestre” dalle quali fare rientrare, più o meno silenziosamente, ciò che, con grande enfasi mediatica, si è sbattuto fuori dalla porta principale.

Se penso che già i latini affermavano che “Saevitia in bruta est tirocinium crudelitatis in homines”, mi riesce veramente complicato comprendere come si possa non vedere la dolorosa ferita che l’Europa, sempre più deludente nei fatti e ora anche nelle intenzioni, ha aperto nel sistema etico che regola, anzi: dovrebbe regolare, la pacifica convivenza. Perché la realtà è questa: se abbiamo un cane o un gatto che girano liberamente per le strade, presto sarà bene dotarli di un collarino identificativo o qualcosa del genere. Con la Direttiva europea sulla sperimentazione animale approvata nei giorni scorsi, dopo anni di duro contraddittorio e infiniti emendamenti, gli animali “vaganti” rischiano infatti di finire… sotto il bisturi.

Quel che è certo è che, con questa discutibile decisione, il Parlamento europeo dimostra di non essere l’isola felice che ci era stata promessa per decenni. Con qualche eccezione. C’è infatti chi ha votato contro e merita dunque di essere citato e ricordato:
Sonia Alfano (IDV), Francesca Balzani (PD), Paolo Bartolozzi (PDL), Rita Borsellino (PD), Rosario Crocetta (PD), Francesco De Angelis (PD), Andrea Cozzolino (PD), Gianni Vattimo (IDV), Cristiana Muscardini (PDL), Debora Serracchiani (PD), Tiziano Motti (UDC), Luigi De Magistris (IDV), Guido Milana (PD), Niccolò Rinaldi (IDV), Crescenzio Rivellini (PDL), Gianluca Susta (PD), Giommaria Uggias (IDV). Si sono astenuti: Silvia Costa (PD), Leonardo Domenici (PD). Non hanno votato: Salvatore Caronna (PD), Patrizia Toia (PD).

Particolarmente significativa la testimonianza dell’On. Tiziano Motti: “Come era ormai ovvio, la Direttiva è passata con la maggioranza assoluta dei voti. A nulla è valso il nostro tentativo di rimandarla in Commissione per un esame più approfondito (scelta disperata invocata da Sonia Alfano seguita dai quaranta deputati che, come me, si sono alzati in segno di protesta). Inutile anche l’appello della Muscardini e del sottoscritto. A nulla, infine, è valso il tentativo di far passare alcuni emendamenti (proposti dai Verdi europei) che tentavano di rimandare ai singoli Stati la possibilità di applicare anche norme più garantiste per gli animali a livello nazionale o di dare la precedenza, qualora esistenti, a metodi alternativi. Mi spiego meglio: uno degli emendamenti chiedeva semplicemente che qualora in taluni casi esista già (esista già, non si debba cercare) un metodo alternativo, si dia la precedenza a quello piuttosto che a sperimentare su animali facendoli soffrire. E l’aula ha votato contro! 

Ho sentito di tutto: colleghi che sostengono che tanto i cani e i gatti randagi non saranno utilizzati per la ricerca (allora cosa li inseriamo a fare nell’articolo 11 nella Direttiva?), altri che chiariscono che la sperimentazione sugli animali per la cosmesi è abolita da tempo (poco male: la Direttiva approva la sperimentazione su animali vivi a scopi didattici!). Mi sembrava un circo equestre in cui ogni deputato sparava l’ultima notizia che aveva sentito poco prima nei corridoi, pur di trovare una giustificazione plausibile per rispettare il voto indicato dal proprio gruppo. E quando la Sinistra europea e la Destra europea si accordano sul voto, definendo che dovrà essere a favore, non c’è obiezione di coscienza che tenga: l’aula vota a favore. 
Provocatoriamente ho detto che ora si scatenerà la caccia a cani e gatti randagi a scopo sperimentazione, con soddisfazione del Belgio che soffre da anni il problema del numero elevatissimo di gatti randagi. La realtà, mi auguro, è differente ma rimane il senso di impotenza nei confronti di una scelta che disonora il grado di “civiltà” che ci vantiamo di avere raggiunto e che sono convinto si misuri anche nella capacità di garantire alle altre specie animali lasalvaguardia da sofferenze che possono essere evitate”.

Un’ultima cosa: quando leggo che la regolamentazione della vivisezione passa per l’impegno di determinare “il minimo di dolore, sofferenza e angoscia” negli animali non so se ridere o piangere. Mi chiedo, infatti, chi è in grado di stabilire cosa sta provando una cavia. O forse i vivisezionatori si basano sull’intensità delle “urla” di dolore? Come funziona questa storia? Più l’animale grida, più soffre?

Fernando Bassoli


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23 agosto 2010

La recensione del libro che riunisce tutti i racconti del Concorso "Mare di Carta 2010"

In attesa di recensire io stessa il libro, prendo dal blog di Fernando Bassoli la bellissima recensione dell'antologia che riunisce tutti i racconti vincitori del concorso "Mare di Carta 2010" ricordando anche che lo stesso autore è presente a sua volta nel volume con "Qualcosa di più di un cartone animato", un bellissimo racconto psicologico sull'influenza che determinate trasmissioni televisive, e in questo caso un cartone animato, possono avere a lungo termine sulla psiche di soggetti non equilibrati, fragili o mentalmente instabili.


Ma ecco ora la sua recensione:

Maturità, libri e ragazze – Senso Inverso
 
Edizioni – Autori vari


L’antologia “Maturità, libri e ragazze”, da poco data alle stampe, raccoglie i racconti risultati vincitori del Premio letterario “Mare di carta 2010” organizzato dalla casa editrice Senso Inverso di Ravenna e trae il suo titolo da quello della novella di apertura firmata da Luigi Rovito.

Va subito detto che l’elegante e per certi versi sorprendente volume si fa apprezzare per l’ottima veste grafica e, più in particolare, per la bella copertina realizzata da Vittorio Monticò.


per blog 



Il primo racconto, quello di Rovito, rievoca le atmosfere sempre inquietanti, nei ricordi di tutti noi, ma anche dolcissime, degli esami di maturità, del faticoso periodo di studio che li ha preceduti, degli innamoramenti giovanili non sempre autentici e non sempre corrisposti, di sogni destinati a restare tali, di ragazzi che hanno fretta di venire chiamati uomini e al tempo stesso paura di non essere più considerati bambini.

Seguono

Mario e la zucca, di Ariele Gay, è una favola surreale breve, con personaggi grotteschi, che ricordano le geniali tele di Giuseppe Arcimboldo.

I bambini continuano a giocare, di Fabio Pungitore, surreale e forse influenzato dalla lettura della famosa saga di Tolkien.

Breve illusione, di Franco Bodini. La tragicomica avventura di una maestra non più giovanissima, che si crede erroneamente corteggiata da un misterioso ammiratore, ritrovando d’incanto lo splendore perduto.

Profondo blu, di Claudia Baldini, che esamina il rapporto forte e naturale, ma anche ancestrale, con l’elemento acqua, col relativo desiderio di rifugiarsi in essa forse per tornare (fuggire?), freudianamente, nel rassicurante e inconsapevole tepore del ventre materno.

Senza più lei – Un anonimo uomo qualunque, di Gabriele Ottaviani. Il dramma di un uomo qualunque che, lasciato dalla sua compagna di vita, sceglie la strada più imprevedibile per riuscire finalmente a stupirla, con un finale a sorpresa.

Regalati un’ora d’amore, di Annamaria De Cillis, che utilizza un tono tra il serio e il faceto per parlare dei maltrattamenti alle donne, ma anche per mettere all’indice l’ipocrisia di determinati personaggi televisivi che, pur andando per la maggiore, molte non sono affatto come sembrano.

La bambina nel parco, di Alessio Gradogna, è tra quelli che mi hanno maggiormente colpito, per il commovente quanto realistico avvio. La morale è che vale sempre e comunque la pena vivere, in qualsiasi condizione.

Archeologia subacquea, di Antonella Carlo, ben scritto ma vagamente enigmatico, dal messaggio non chiaro, almeno per me.

Il barbiere, di Marco Salvario, che si diverte a sondare il rapporto di legame psicologico che si crea, poco a poco, taglio dopo taglio, chiacchiera dopo chiacchiera, tra un uomo e il suo parrucchiere.

Il prigioniero, di Ruggiero Giglio, un racconto visionario che ricorda atmosfere alla Baricco.

Il tunnel carpale, di Chiara Grillo, che tenta di rispondere alla domanda: “Dove sta la felicità?” raccontando la vicenda di Lisa, una giovane che, passando per l’esperienza dura dell’aborto, riscopre il desiderio di maternità.

La luce di Caravaggio, di Giuseppina Zupi, bellissimo racconto, quasi epistolare, dal titolo forse non troppo azzeccato, basato sul lungo e profondo rapporto di insolita amicizia tra un direttore di giornale e uno studente giovane e anche troppo sensibile, in piena crisi esistenziale, che cerca disperatamente dei motivi validi per continuare a restare disperatamente aggrappato alla giostra dell’esistere in una società che spesso lo delude. Un’amicizia che ha la caratteristica di esplicitarsi attraverso un intenso carteggio pubblicato, di volta in volta, nella rubrica “Lettere al direttore”.

Franz Woyzeck 2000, di Enrico Solmi, che parte bene ma, strada facendo, si fa un po’ monotono, nonostante il ritmo nervoso tipico di una scrittura giovanile che, in ogni caso, ben descrive certe atmosfere tipiche della “Scuolazoo” degli ultimi anni, dove i ragazzi scoprono i segreti della sessualità in modo troppo feroce, gratuito e compulsivo. “O tempora, o mores!” diceva qualcuno.

Una sera d’autunno, di Mario Chiabrera, riporta, dopo una bella descrizione d’ambientazione bucolica, il dialogo tra un figlio contadino desideroso di entrare in fabbrica come operaio e il padre, che lo ammonisce circa i disagi di una vita da lavoratore dipendente (“A casa tua sei padrone, lì sei garzone”).

Un matrimonio infinito, di Antonio Pacilio, cronaca dei bagordi relativi a un pranzo di nozze particolarmente ricco. Un racconto scritto in modo divertito e divertente, ed anche volutamente confuso, per meglio rendere l’idea dell’allegra caciara tipica di tali occasioni di socializzazione che tutti conosciamo, che finiscono spesso più per affaticare che altro.

Teodulia, di Gianni Martinetti, breve ma efficace nella sua notevole capacità di deformazione burlesca del dato reale.

Un vero peccato, di Ferdinando Morabito, che regala belle pagine caratterizzate dal desiderio di denuncia sociale (“… un sistema di governo chiamato democrazia e incentrato, almeno nelle sue attuazioni pratiche, sulla ricchezza di alcuni che sfuttavano gli altri, ridotti in povertà”.

Niente male, killer!, di Marco Toccacieli, la stralunata avventura di due ragazzini e dei loro improbabili amici a quattro zampe, che a volte non sono esattamente come i loro padroncini avrebbero desiderato…

Pronto Soccorso, di Alessandro Ponticelli. Il protagonista di questa vicenda troppo breve e dal finale un po’ monco si sveglia al pronto soccorso dopo avere trascorso una serata molto “alcolica”… E inizia il suo laborioso percorso di paziente…

Merce rara, di Silvio Donà, del quale preferisco non dire troppo, dato che tratta, seppure in modo evidentemente fantasioso, un tema sul quale bisogna prestare la massima attenzione e cioè i bambini.

La principessa Tuthensis, di Tiziana Fasoli, bella storia di ambientazione romana, in cui un fulmine entrato da una finestra durante un temporale va a colpire proprio la collana reale di una principessa egizia protagonista di una suggestiva mostra allestita presso i Musei Vaticani, risvegliandola da un sonno millenario. Davvero un’idea splendida, che si presterebbe ad una trasposizione di carattere cinematografico.

Costruire, andare avanti, di Alessandra Carlini, che ci dice delle imprese di un certo Bude e delle sue donne, senza però riuscire a catturare il mio interesse, forse a causa di un ritmo che non mi è congeniale.

Il mare, di Stefano Zangheri, stilisticamente costruito a brevi periodi, disposti come tanti mattoncini a dare corpo, ma anche sostanza, all’edificio affabulatorio che vive tutto su un amore che… muore.

La vecchina che leggeva Virginia Woolf, di Susanna Combusti, che svela una grande e paradossale verità quando afferma che “a volte la fuga più grande giace nell’immobilità”.

A5H32, di Francesca Lulleri, autrice e amica che seguo con attenzione, vera genialata che ben testimonia, al di là dell’interessante trama fantastica architettata, quanto sia stretto e intenso il rapporto dei più giovani con le nuove tecnologie e le infinite modalità di comunicare che oggi tutti abbiamo a portata di mano, a volte senza nemmeno saperle utilizzare al meglio.

Dove eravamo rimasti? di Virginia Murru, storia drammatica, ma anche piena di voglia di vivere e lottare per riconquistare il sommo bene: la salute.

La misteriosa storia dell’uomo dei gelati e la dolce Isotta, di Gianluca Moiser, godibile e fin troppo pieno di buoni sentimenti e infatti ambientato nella città immaginaria di Magarutopia.

La scoperta della parola, di Federico Grasso, dal titolo non poco suggestivo, che tenta di riportare il lettore all’antichità, quando l’uomo si esprimeva a gesti o con gridolini e comunicava con gomitate e ammicchi. Siamo sicuri che oggi sia tanto diverso? Siamo certi di essere ascoltati/letti, in questa società di individui mai tanto… individuali e persi negli affari propri?

Le lucciole sono tornate, di Chiara Valentina Segrè, racconto ben scritto ma dal tema duro, perché legato a una malattia che minaccia di sconvolgere l’equilibrio di una famiglia lombarda.

Nei prati, di Mariano Della Vedova, rievocazione di antichi raduni di bambini in campagna, che rappresentavamo preziosa occasione di reciproca conoscenza e parimenti di confronto con quel mondo adulto sempre difficile da comprendere fino in fondo.

La cena, di Piero Macrelli, interessante riproposizione in ambito narrativo della teoria degli universi paralleli cara agli sceneggiatori dei fumetti dei supereroi della Marvel e sempre molto suggestiva.

Come può vedersi, i racconti scelti/proposti sono davvero tanti. Vanno assaggiati senza fretta, come faremmo con le fette di alcuni dolci offerti su un tavolo, per individuare quelli più affini al nostro gusto, più in consonanza con la nostra sensibilità di lettori più o meno attenti alla novità editoriali, alle nuove firme, a trame d’insolita fattura.

Cosa resterà, di questo libro? Per ora è difficile dirlo. La narrativa contemporanea non può che essere giudicata dai posteri, nel bene e nel male. Perché storie e racconti hanno sempre bisogno di tempo per essere metabolizzate-interpretate-valutate da critici e lettori che, oggi più che mai, vanno colpevolmente di fretta, anche quando entrano in libreria o si dedicano al raffinato piacere del dialogo con le pagine di un buon libro, sia esso romanzo o raccolta di novelle, come nel caso specifico.

Maturità, libri e ragazze, Autori vari, Senso Inverso Edizioni, pagg. 235, Euro 17,00

www.edizionisensoinverso.it.

Fernando Bassoli


per blog 

Fernando Bassoli


da: www.fernandobassoli.ilcannocchiale.it

11 agosto 2010

Il volo. Da ELISIR, di Fernando Bassoli.

VOLO


Scie brumose lascio volando
lacrimando senza speranze.

Volteggio ingolosito
per trattenere penando
desiderio, succo d’eros.

Modulano parole d’aurora,
di pesca le tue labbra vive
mormorando frementi…

Io, te, il volo.
Sei forse le mie ali?


(Fernando Bassoli, da "Elisir")


http://www.compraebook.it/187/Elisir.html



 




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11 agosto 2010

Rassegna Stampa "Elisir" a pagina. 29 de Il Nuovo Territorio...

 





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23 luglio 2010

Riflessioni su Pier Paolo Pasolini

 
Tratto dal blog di Fernando Bassoli www.fernandobassoli.ilcannocchiale.it

Pasolini è stato, forse senza saperlo, uno dei più importanti sociologi italiani. Fu vittima dei suoi vizi e delle sue debolezze ben prima della sua morte*, a cominciare dall'espulsione dall'insegnamento per fatti su cui è meglio sorvolare. A ben guardare i suoi guai cominciarono lì, perché senza un lavoro un uomo è un morto che cammina. Quel moribondo riuscì però a trascinarsi fino a Roma, per osservarne incredulo fin troppe realtà marginali tipiche delle sottoculture borgatare.
Teniamoci - con rispetto per il suo lavoro - i suoi libri, non perfetti ma importanti, libri di rottura, che facevano scandalo, che ci hanno comunque fatto conoscere l'Italia non ufficiale, l'altra faccia della luna. Quella che non si vedeva in televisione.

* ma chi non lo è? 








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13 luglio 2010

L'autore del racconto "Qualcosa di più di un cartone animato" spiega ai suoi lettori le motivazioni della scelta del tema narrato. Il racconto, vincitore del concorso Mare di Carta, è stato pubblicato dalla Senso Inverso Edizioni

 Fernando Bassoli
         Lo scrittore Fernando Bassoli




Ecco la copertina dell'antologia nella quale è presente l'autore con il suo "Qualcosa di più di un cartone animato".

Ed eccovi le prime 5 righe, a pag. 26 dell'antologia.

"La verità è che nessuno, a questo mondo, si accontenta di fare la comparsa. Tutti vorrebbero essere qualcuno, perchè tutti hanno un sogno nel cassetto. A volte fanno finta di niente, si illudono di averlo dimenticato, ma quello, il sogno/bisogno, riaffiora e li inchioda, li mette con le spalle al muro."

E ora la presentazione del racconto da parte dello stesso autore



“L’idea di partenza era quella di esaminare il rapporto di “sovrapposizione psicologica” – più banalmente definibile come processo di identificazione – che a volte si determina tra il giovane, indifeso fruitore di cartoni animati e il singolo eroe, che viene inconsapevolmente eletto quale alter ego. Chi non ricorda uno come Goldrake? Alla fine degli anni ’70, il robot guidato da Actarus incise profondamente, in maniera direi incancellabile, sulla psicologia di un’intera generazione di ragazzini. Ricordo benissimo che l’incontro con Goldrake, Il Grande Mazinga e tutti i cartoni animati giapponesi, ma anche coi fumetti dei supereroi americani, sconvolse la nostra monotona vita di bambini di provincia un po’ annoiati. Sembrerà strano, ma da allora cambiò il nostro modo di vedere il mondo, il rapporto con la realtà. Capimmo che il reale poteva anche essere inventato, costruito, elaborato. Volevo però far riflettere sul fatto che non tutti sono in grado di interpretare in modo sano e corretto determinati stimoli. In realtà, questo cartone non inneggia alla violenza, ma alla difesa della pace, dei valori patriottici della lealtà e del coraggio di opporsi alle ingiustizie di quanti vorrebbero schiacciarci (il perfido re Vega, nel caso specifico)... Non tutti, però, erano preparati a stemperare i contenuti di certe scene di guerra e morte che, dal piccolo schermo, entravano ogni sera nelle case e nelle teste dei loro figli. Mi sono chiesto: ‘Con quali conseguenze negative?’ e ho tentato di dare una risposta non sociologica, ma solo artistico-letteraria e dunque personalissima, che pare sia stata apprezzata. Il racconto è, nei fatti, meno surreale di quel che può sembrare a una prima lettura, poiché siamo immersi in una quotidianità che non mostra più un confine certo tra credibile e non credibile. E infatti le notizie di cronaca superano spesso la fantasia dei più fantasiosi romanzieri, lasciandoci senza parole...”. 

Fernando Bassoli





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12 luglio 2010

Spiriti liberi, di Fernando Bassoli

 




Spiriti liberi


Io sono una pantera nera

nessuno potrà mai catturarmi

io sono il vento

la luce

la notte

il mare

la sabbia

le rocce

sono il più feroce degli incubi

io sono uno zingaro

io sono la libertà

sono l'aria

io sono il nulla che tutto divora

non mi prenderete mai


Fernando Bassoli


Da: www.fernandobassoli.splinder.com




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2 luglio 2010

Fernando Bassoli, scrittore verista contemporaneo, a proposito della vittoria di Antonio Pennacchi allo Strega

Nell'occasione Pennacchi è sembrato (comprensibilmente) molto emozionato. La sua emozione ha bucato il video e ha coinvolto tutti noi. Una vittoria bellissima perché sofferta fino all'ultimo voto.
Da oggi abbiamo un motivo in più per essere fieri di essere figli di questa terra. 

Daje Latina
 


Ha vinto Latina. Perché con Canale Mussolini ha vinto la storia di Littoria e di chi la fece, metro dopo metro, morto dopo morto.


Fernando Bassoli



 

2 luglio 2010

Il capitalismo come matrice della disuguaglianza



"Il capitalismo è in crisi in partenza, perché non dà a tutti le stesse possibilità. Ciò determina una sperequazione in fatto che è la scintilla dell’odio di classe e di molte forme di invidia. Il capitalismo è un attentato alla pace sociale. Un rito tribale che fa scempio dei più deboli. Da secoli."


Fernando Bassoli


 





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29 giugno 2010

Su splinder uno sportello legale on line a tutela dello scrittore

Rubo dal blog di Fernando Bassoli:


Per lottare insieme contro gli editori imbroglioni o presunti tali

(da altra discussione in corso)

A settembre su scrittorincausa.splinder.com inaugureremo uno sportello legale on line.
Se consulti il blog, inoltre, ci sono diversi contenuti che aiutano lo scrittore, non solo esordiente, in fase contrattuale e postuma.
Rispetto al controllo delle copie vendute ti consigliamo di consultare qui:
www.scrittorincausa.splinder.com/post/22902700/il-controllo-delle-copie-vendute
e, rispetto alla rendicontazione, qui
www.scrittorincausa.splinder.com/post/22941520/i-rendiconti-questi-sconosciuti

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Grazie, Fer


Da www.fernandobassoli.ilcannocchiale.it




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25 giugno 2010

Aspettando il Premio Strega

Vi dico solo che il noto libro del noto autore pontino Antonio Pennacchi edito dal noto editore Mondadori e in cinquina nel noto premio Strega è in forte rimonta. Ma forte forte forte. Una rimonta stile Mennea sui 200 a Mosca '80, quando le leggi della fisica vacillarono e pure le stelle trattennero il fiato e tutti ci chiedemmo se l'uomo poteva volare. Oggi io mi chiedo se questo Canale Mussolini possa davvero volare e la risposta è sì.

Negli ultimi 50 m di quella storica finale Mennea ne recuperò 20 agli avversari. Qualcosa di inumano.
A buon intenditor poche parole.

Daje Latina.

Fernando Bassoli




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