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TUTTI I LIBRI DI 

FERNANDO BASSOLI

& FRANCESCA 

LULLERI:

 

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I RACCONTI DEL 2012

http://www.compraebook.com/565/I-racconti-del-2012

 

 

 

 

IL CUORE OLTRE L'OSTACOLO

http://www.compraebook.com/566/Il-cuore-oltre-lostacolo

 

 

 
 
 
 

 

UNA VITA SBAGLIATA

http://www.compraebook.com/197/Una-vita-sbagliata

 

 

 

ELISIR   (Poesie)

http://www.compraebook.com/187/Elisir

 

 

 

COME CAMMINA UN UOMO 

SENZA GAMBE?

http://www.compraebook.com/189/Come-cammina-un-uomo-senza-gambe

 

 

TRE DONNE

http://www.compraebook.com/190/Tre-donne

 

 


 

RACCONTI SURREALI

http://www.compraebook.com/191/Racconti-surreali

 

 

 

IL VERO VOLTO DELLE DONNE

http://www.compraebook.com/192/Il-vero-volto-delle-donne

 

 

 


COME CAMPA UN UOMO 

SENZA SOLDI?

http://www.compraebook.com/193/Come-campa-un-uomo-senza-soldi

 

 

PROFUMI POSTUMI

http://www.compraebook.com/194/Profumi-postumi

 

 

 

RACCONTI ANARCHICI

http://www.compraebook.com/196/Racconti-anarchici

 

 

 


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La scelta di Griselda - 1a parte

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La scelta di Griselda - 2a parte

 

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Interviste a Fernando Bassoli
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30 giugno 2010

Da www.libriescrittori.com ( maggio 2008 )

Apro con quest'intervista presa da www.libriescrittori.com

un ciclo di post in cui riporterò le numerose interviste fatte ad uno scrittore contemporaneo davvero straordinario: Fernando Bassoli; che fonde, da sempre, il suo essere artista con la nobiltà d'animo e l'umiltà. Fer è un autore unico, completamente differente dagli altri. E io lo ammiro da morire. In ogni cosa che fa...
 

Scrittori italiani del XXI secolo:

Intervista a Fernando Bassoli



Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura

 

Ero uno di quei bambini che, di fronte alle novità della vita, chiedeva sempre: perché? Uno di quei bimbi un po’ rompipalle che non si accontentavano di usare un giocattolo, ma volevano capire come era stato costruito. E così lo smontavo e poi magari non riuscivo a rimetterlo a posto. Ecco: sono rimasto così. Non mi basta sapere cosa succede, vorrei pure capire il perché. Per non sentirmi, mia madre mi riempiva di fumetti da leggere che sono stati la mia fortuna. I miei primi 40 anni sono stati spesi nel vano tentativo di comprendere come siano possibili tante diseguaglianze sociali e contraddizioni politico-economiche in un Paese che pure avrebbe tutto per competere ai massimi livelli. E invece non funziona (quasi) niente, grazie ad una burocrazia elefantiaca e spesso idiota che spegne qualsiasi entusiasmo.


 

Qual è stato il suo percorso di studi?

 

Dopo la maturità classica a Latina (1990) mi sono iscritto (sempre inseguendo questo famoso “perché?”) a Sociologia a Roma La Sapienza, ma dopo un anno accademico e cinque esami ho deciso di trasferirmi a Giurisprudenza, laureandomi nel 1996 e subito cominciando a collaborare con alcuni Giornali per cui curavo rubriche fisse.


 

Quando e perchè ha iniziato a scrivere?

 

Credo che i primi inconsapevoli tentativi risalgano all’infanzia, quando disegnavo fumetti. Storie elementari. I buoni da una parte, i cattivi dall’altra. Crescendo ho dovuto prendere atto che certi confini non sono mai chiari come sembrano. Ed è appunto per questo che è sempre molto difficile capire.


 

In termini umani, cosa significa per lei scrivere?

 

Una raffinata e profonda forma di comunicazione. Un’occasione per certi versi imperdibile di tendere una mano agli altri. Un viaggio verso l’ignoto che contribuisce a farci restare vivi, forse anche giovani. Perché il vero scrittore anche a 90 anni ha la curiosità del fanciullino che tutti ci portiamo dentro. Ma pure un privilegio. Scrivere, magari bene, non è da tutti. Come non è da tutti avere la capacità di suscitare emozioni (ma anche riflessioni).


 

Quali sono i suoi libri del cuore?

 

Molti, troppi. Diciamo La Storia di Elsa Morante. Capitoli della Recherche di Proust. Tre croci di Federigo Tozzi. Molte pagine di Pasolini. Certi passaggi di Moravia. Certi stati d’animo di Kafka. L’idea del realismo magico dei Buzzati, Bontempelli, Palazzeschi. L’idea dell’uomo come maschera di Pirandello.


 

E quelli che non leggerebbe mai?

 

Quelli di autori che non leggerò più: gente iperpubblicizzata da recensori amici che vende milioni di copie. Compri un loro libro, leggi dieci pagine e pensi: ma vaffanculo, venti euro buttati… E torni a chiederti: perché?


 

Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?

 

Più che bello, direi sconvolgente, parlo di Gomorra. Una roba così te la porti appresso per sempre. Ma è davvero paradossale che siano gli artisti/intellettuali a dover sollevare in modo così eclatante certe questioni. Lo Stato dovrebbe impegnarsi molto di più. Il nostro sistema penale, poi, è diventato una barzelletta che attira delinquenti da tutto il mondo. Chi delinque è spesso certo di una sostanziale impunità.


 

E quello che meno le è piaciuto?

 

Più che altro vi sono libri che sollevano dubbi e interrogativi del tipo: ma perché l’hanno pubblicato? E ce ne sono tanti! C’è gente che dovrebbe vergognarsi di definirsi scrittore o giornalista.


 

Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?

 

Il rapporto d’amore e rispetto profondo di un uomo che è consapevole di essere stato fortunato a nascere qui. Il clima di Latina è unico al mondo, la città a misura d’uomo. Roma è a quaranta minuti di treno, e lì c’è davvero tutto. Nel Lazio ci sono mare, monti, campagne, laghi, parchi, castelli, oasi naturali. Cosa chiedere di più dalla vita?


 

Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?

 

Mi piace il notevole fermento che indubbiamente c’è dopo l’avvento della stampa digitale, coi suoi bassi costi. Anche Internet ha creato molte possibilità/vivacità nuove. Resta però la sensazione che sia un giro chiuso, riservato a pochi fortunati/raccomandati. Come se per avere successo uno debba per forza essere figlio di… nipote di… amante di… raccomandato da… Ma in fondo chi se ne frega… io vado dritto per la mia strada. Se son rose fioriranno.


 

Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?

 

Il guaio è che sembra d’esistere solo se appari in televisione, indipendentemente da ciò che dici o sai. Sgarbi è diventato Sgarbi andando in tv. Eppure conosceva la Storia dell’arte anche prima…


 

Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?

 

Avevo una rubrica fissa su una rivista letteraria. L’editore decise di provare a pubblicare libri e chiese, a me ed altri collaboratori, se avevamo un inedito. Da lì è cominciato tutto. E poi accade che ti fai conoscere e altri editori ti chiedono libri. Sempre che quel che scrivi abbia un valore, s’intende. O forse dovrei dire un mercato?


 

Cinema: qual è il suo film preferito?

 

Arancia meccanica. Geniale. Spiazzante. Stai a bocca aperta per tutta la durata del film.


 

Musica: la canzone del cuore?

 

Bambolina e Barracuda di Ligabue, ma solo per quello che mi ricorda. Avevo 20 anni, andavo all’Università con la testa piena di sogni, in un’Italia che non esiste più, molto diversa da quella del 2008 messa in ginocchio dal cambio sbagliato lira/euro e da una globalizzazione selvaggia. Poi molte canzoni del primo Vasco. E certe atmosfere di Venditti o del primissimo Ramazzotti borgataro che mi raccontavano Roma. Mi ricordano il Fernando ragazzino, studente liceale, provinciale, istintivo, anche un po’ bullo, che al massimo leggeva il Corriere dello Sport. Ero grezzo ma sincero e non accettavo mai compromessi. Crescendo perdi questa purezza interiore: non puoi farci niente. Forse la ritrovi quando vai in pensione ed esci dal giro. Purtroppo entrare nella vita adulta è come addentrarsi in una jungla dove impari che davvero il mondo è dei furbi.


 

Ha frequentato corsi di scrittura creativa?

 

Sì. Subito dopo la laurea. Un corso organizzato da una rivista culturale romana. Mi ha fatto risparmiare tempo.


 

Ritiene siano utili?

 

Devo ammettere che lo sono. Forse non sono indispensabili, ma accorciano i tempi di comprensione di determinati meccanismi. Anche certi manuali di scrittura creativa (o Creative writing, come dicono gli americani) possono essere preziosi. Ma il talento te lo devi portare da casa…


 

Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?

 

Bella domanda. Diciamo che c’è sempre il pericolo di perdere il filo del discorso e con esso l’attenzione del lettore. Se il lettore arriva come è partito - senza accorgersene - hai fatto un buon lavoro. Come un viaggio in treno quando sei in piacevole compagnia e non ti annoi. Semplice, no? Un libro poi deve avere ritmo, una sua musicalità interna che si deve ritrovare in ogni pagina. Ma ciò che fa davvero la differenza è avere uno stile personale, riconoscibile. Se uno leggendo un mio racconto senza sapere che è mio pensa: “Ma questo è Bassoli!” ho ottenuto un grande risultato di comunicazione artistica, perché vuol dire che sono diverso dagli altri e quindi riconoscibile.


 

Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?

 

Quasi sempre al computer, mai di notte. La solitudine è utile, produce maggiore concentrazione. Il rito è quello di fare riscaldamento prima di scrivere, frequentando forum letterari come www.anonimascrittori.it oppure aggiornando il mio blog www.fernandobassoli.splinder.com. Tenere un blog può essere un esercizio utile perché ti porta a scrivere quotidianamente. Fermo restando che ciò che davvero conta è leggere instancabilmente.


 

Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?

 

Ma lo sa che non ne ho la più pallida idea?


 

Cosa significa per lei raccontare una storia?

 

Condividere con gli altri qualcosa che tu in qualche modo ami. O odi. Ma che comunque ha lasciato dei segni. Che ti ha portato a farti delle domande. Confrontarsi.


 

Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?

 

Credo che la mia dimensione sia quella del racconto lungo per una certa predisposizione alla sintesi. Non capisco perché dovrei scrivere una cosa con 40 parole se posso usarne 10.


 

Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?

 

Il racconto è un romanzo in embrione, ha una trama più elementare e meno personaggi. Funziona solo se l’idea del plot (= trama) ha una sua genialità/efficacia. Il romanzo porta alle estreme conseguenze tutti questi elementi e li sviluppa al punto che il modo/forma/stile in cui sono raccontate le storie può diventare perfino preponderante circa la trama tout court (pensiamo a certi romanzi di Marquez).


 

Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?

 

Mi sono semplicemente rifatto a quello d’esordio, per chiudere il cerchio della mia Trilogia romana (Come cammina un uomo senza gambe? – Il vero volto delle donne – Come campa un uomo senza soldi?). Forse non sembra, ma seguo una logica ben precisa.


 

Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?

 

Alcuni anni. Ma un libro non è mai finito. Ho continuato a lavorarci anche dopo averlo pubblicato. Resta migliorabile. Ho una visione bizantina del fare letteratura.


 

Ha vinto premi letterari?

 

Il Premio Orazio Flacco per la narrativa breve, col racconto breve Come cammina un uomo senza gambe? poi divenuto titolo della raccolta di racconti con cui ho esordito.


 

Crede nei premi letterari?

 

Dipende dai Premi. In generale servono a poco, salvo quei 5-6 che ti fanno vendere molte copie in più. Ma tutto serve d’esperienza e di lezione.


 

Ha altri progetti in cantiere?

 

Certo: sto terminando un romanzo inedito in cerca di editore. Magari qualcuno si farà avanti leggendo questa intervista e mi proporrà un buon contratto…


Tratto da:www.libriescrittori.com
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Messaggio da parte mia per gli editori:
Ma che vi volete fare sfuggire un autore come Fernando Bassoli? Veristi contemporanei come lui in circolazione
non ce ne sono mica!

Per i lettori:
Fernando Bassoli ha anche un altro blog oltre a quello citato nell'intervista: www.fernandobassoli.ilcannocchiale.it

Andate a visitarlo!!! :-)


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permalink | inviato da Genesis81 il 30/6/2010 alle 23:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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